Consiglio regionale

Piano Faunistico-Venatorio, Fratelli d'Italia vota contro: "Troppi passi indietro nonostante le nostre battaglie"

Dopo decine di emendamenti e risultati parziali ottenuti in aula, FdI boccia il testo approvato con i voti di Pd, Italia Viva e M5S: "Piano condizionato da una visione ideologica"

Ci abbiamo provato, e ce l’abbiamo messa tutta. Abbiamo presentato decine di emendamenti, dopo un attento e costruttivo confronto con le associazioni venatorie ed agricole, per migliorare il piano e renderlo votabile. Lo abbiamo fatto, innanzitutto, perché ritenevamo fondamentale riuscire ad approvarlo quanto prima possibile. Siamo riusciti ad ottenere dei risultati, anche importanti, ma non esaustivi. Per questo abbiamo votato contro al primo Piano Faunistico venatorio della Regione Toscana.


L’adozione del piano: 10 anni di ritardo. 

Il 30 luglio il Consiglio regionale della Toscana ha approvato il nuovo Piano faunistico-venatorio. Approvazione giunta dopo una prima fase di adozione, avvenuta nel luglio 2025, con un ritardo decennale, a cui è seguita l’analisi di oltre 150 osservazioni presentate da associazioni venatorie, ambientaliste, agricole nonché dai comuni o da privati cittadini.

Durante la fase che portò all’adozione Fratelli d’Italia si astenne, giudicando il piano perfettibile sotto diversi aspetti. Il Piano ricevette il voto favorevole di Pd e Italia Viva, il voto contrario di Avs e il non voto da parte del Movimento 5 Stelle. Il quadro di partenza e il mutato scenario politico, dettato dall’entrata in maggioranza del M5S, sommato al ruolo da protagonista svolto da parte degli uffici della Regione, ha contribuito a modificare il Piano faunistico-venatorio, ma nella direzione opposta a quella auspicata, a tutto favore delle istanze ultra-ambientaliste sostenute dal M5S.  

Fratelli d'Italia ha condotto in commissione e in aula una battaglia serrata per apportare quelle modifiche – puntuali e di principio – a nostro avviso fondamentali e imprescindibili alla definizione di un Piano equilibrato e non ideologizzato presentando emendamenti e atti di indirizzo, solo in parte accolti.  


I risultati che siamo riusciti ad ottenere.

 1. Meno peso della VINCA (Valutazione Incidenza Ambientale) sull'attività venatoria.

Non siamo riusciti a eliminare gli oneri imposti dal NURV (Nucleo Unitario Regionale di Valutazione), ma abbiamo ottenuto un'interpretazione ufficiale che alleggerisce la procedura, distinguendo tra tipologie di attività:

a) attività occasionali o temporanee → basta il Livello 1, il più semplice, della VINCA (Valutazione Incidenza Ambientale);

b) attività continuative → si può accedere alla VINCA semplificata valida 5 anni, senza dover rifare la pratica ogni anno.

 2. Ridimensionato il ruolo delle associazioni ambientaliste nel testo.

Grazie a un nostro emendamento, le associazioni ambientaliste restano previste dalla legge, ma non sono più presentate nel Piano come “custodi della natura e dell'ambiente”, né come soggetto sovraordinato rispetto alle associazioni venatorie e agricole. Abbiamo fermato, quindi, la deriva ideologica introdotta con l'accoglimento delle osservazioni di alcune associazioni ambientaliste.

 3. Prova di tiro per i selettori: meno burocrazia.

Su nostra proposta, l'esame passa da ogni 2 anni a ogni 5 anni.

 4. Le associazioni venatorie tornano nelle commissioni di controllo.

Nel testo della Giunta il controllo e il monitoraggio degli istituti pubblici e privati spettavano solo agli uffici regionali. Grazie alla nostra battaglia, sostenuta trasversalmente da molte associazioni venatorie, i cacciatori tornano protagonisti attraverso i loro rappresentanti nelle commissioni.


I nostri atti di indirizzo recepiti nel Piano.

 1. Peste Suina Africana (PSA): maggiore impegno della Regione e più coinvolgimento di associazioni venatorie e agricole nelle decisioni, a partire dalla "Cabina di Regia".

2. Tutela della Cinta Senese: individuazione di zone isolate di rifugio anti-PSA per proteggere la filiera.

3. Potenziamento delle strutture regionali e veterinarie: più risorse per la lotta alla PSA e per premiare volontari e associazioni venatorie impegnate sul campo.

4. Prevenzione incidenti stradali causati dalla fauna selvatica, per ridurre danni a persone, cose e contenziosi.

5. Maggiore attenzione agli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia): respinto il tentativo di dare protagonismo alle associazioni ambientaliste anche in questi comitati e chiesta più autonomia e più risorse.


 Le nostre proposte bocciate dalla maggioranza.

1. No al superamento della VINCA per gli appostamenti fissi.

​Bocciata la nostra proposta di sostituire la Valutazione di incidenza ambientale per i “capanni” fissi con una semplice "pre-valutazione" autocertificata dal cacciatore, che avrebbe garantito un'autorizzazione immediata senza mesi di attesa.Una previsione che inciderà tantissimo nella pratica burocratizzando, ancora di più, le procedure già complesse.

2. Key Concepts non esclusi dai calendari venatori.

​Respinta la richiesta di chiarire che non fossero vincolanti, con il rischio di futuri ricorsi da parte delle associazioni ambientaliste.

3. Il ruolo sociale e ambientale del cacciatore non riconosciuto nel testo.

Bocciati gli emendamenti che chiedevano di riconoscere cacciatori e appostamenti fissi come presidi di biodiversità e tutela del territorio. Respinto anche il ripristino della parola “positive”per le ricadute territoriali della caccia. Non accolta la richiesta di correggere i termini “disturbo” e “regolamentazione rigorosa” riferiti all'attività venatoria, ribadendo che l'attività venatoria non è un disturbo, ma semmai una risorsa.

4. Estensione dei divieti delle zone protette ai Siti Natura 2000.

Bocciato l'emendamento che avrebbe evitato il blocco di preapertura e caccia con il cane, e il divieto di caccia dopo il 31 dicembre nelle aree non protette.

5. Potenziamento della Task Force Lupo e del monitoraggio dei grandi predatori. 


La nostra posizione sul Piano.

 Come annunciato in sede di adozione del Piano faunistico-venatorio, nel luglio del 2025, il gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Toscana si è approcciato alla fase di approvazione senza pregiudizi o preconcetti, ma fermo nella convinzione della necessità di approvare un Piano atteso da circa 10 anni da parte del mondo venatorio e delle realtà agricole. Un Piano equilibrato, che riconosca il ruolo del cacciatore e dell’attività venatoria come elementi equilibratori dell’ecosistema, a maggior ragione in una contingenza storica che vede calare il numero dei cacciatori e allo stesso tempo aumentare a dismisura la fauna selvatica.

 A seguito di un’interrogazione presentata nelle scorse settimane dal gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale è emerso che tra il 2023 e il 2025 la fauna selvatica – per circa l’85% cinghiali e in seconda battuta caprioli – ha causato danni certificati e risarciti per circa 4 milioni di euro, con una crescita di oltre il 25 percento all’anno: poco più di un milione di euro nel 2023, 1,2 milioni di euro nel 2024, 1,7 milioni di euro nel 2025. I 2351 incidenti stradali complessivi hanno causato 1,39 milioni di euro di risarcimenti, mentre sono 2,6 milioni di euro le liquidazioni alle aziende agricole.

 Dati peraltro parziali perché non tengono in considerazione gli incidenti stradali per cui non è stato possibile provare la responsabilità degli animali e il sommerso dei danni all’agricoltura, causato dalla farraginosità dell’iter burocratico dei rimborsi. Burocrazia che, specialmente di fronte a danni non ingenti, spinge gli agricoltori a non presentare la richiesta.

Prolifera la fauna selvatica, con i danni appena elencati e diminuisce, come anticipato, il numero dei cacciatori. In Toscana negli ultimi 20 il loro numero è sceso da 107mila a circa 60mila. A livello nazionale dal 1992, anno di approvazione della legge sulla caccia, ad oggi siamo passati da circa 1,5 milioni a circa 500mila.

 Una contingenza storica che incide nell’approccio alla disciplina dell’attività venatoria, a livello nazionale così come quello regionale. Delegittimare il ruolo del cacciatore, creare intorno a lui un alone di negatività rappresenta un deterrente al perpetuarsi di una tradizione particolarmente viva in Toscana. Tradizione e attività che contribuiscono, checché ne dicano la sinistra e gli ultra-ambientalisti, a preservare l’equilibrio nell’ecosistema e limitare il più possibile danni all’agricoltura e gli incidenti stradali. Un riconoscimento che manca nel Piano faunistico-venatorio approvato dal Consiglio regionale con i voti del Pd, di Italia Viva e del Movimento 5 Stelle.

 Movimento 5 Stelle che in aula ha rivendicato un ruolo da protagonista nella redazione della nuova versione del Piano, finanche arrivando ad affermare che “questo non è il nostro piano faunistico-venatorio ideale: per noi il piano faunistico-venatorio perfetto si chiama piano faunistico o piano ambientale, diciamo un piano faunistico in cui la caccia è assente e che preveda una gestione della biodiversità che non faccia ricorso a soluzioni correnti determinate dall'uomo”.

 Quello che è stato votato dalla maggioranza è, in definitiva, un Piano faunistico-venatorio pesantemente influenzato dalla necessità di non spaccare ulteriormente il campo largo, visto il voto contrario, per ragioni ultra-ambientaliste, di Alleanza Verdi e Sinistra. Un Piano cambiato, in peggio, rispetto a quello adottato con l’astensione di Fratelli d’Italia nel luglio del 2025. Cambiato in peggio perché è stato negato il ruolo del cacciatore nel preservare gli equilibri dell’ecosistema e aumentato a dismisura la burocrazia, con il chiaro intento di colpire l’attività venatoria.  

Nonostante i miglioramenti ottenuti con la nostra battaglia in commissione e in aula, il Piano approvato resta, nell'impostazione complessiva, condizionato da una visione ideologica e ambientalista sostenuta dalla maggioranza. Per questo Fratelli d'Italia ha votato contro, pur avendo strappato risultati concreti a tutela dei cacciatori toscani.

Peraltro, dopo l’approvazione da parte del Senato, la Camera sta esaminando il disegno di legge di modifica della legge 157, che avrà effetti tangibili e che realmente tutelerà il mondo venatorio, quello agricolo nonché l’equilibrio dei nostri ecosistemi e della biodiversità. Una volta approvata la riforma della legge sulla caccia il Piano faunistico-venatorio toscano dovrà adattarsi alla nuova normativa nazionale. Motivo per il quale, come richiesto da Fratelli d’Italia, sarebbe stato ragionevole aspettare la fine dell’iter parlamentare prima di approvare il Piano regionale.

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MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

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© 2026 Matteo Zoppini

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