Consiglio regionale
DEFR 2026: una Regione senza visione, dal diritto allo studio alla resa sull'occupazione abusiva di Santa Apollonia

Il Documento di Economia e Finanza Regionale dovrebbe rappresentare la bussola della Regione Toscana, indicando una visione chiara e le priorità su cui costruire il futuro.
Per quanto riguarda le materie di competenza della Quinta Commissione - cultura, università e formazione - dal DEFR emerge invece un'impostazione ben diversa, nella quale la programmazione strategica finisce troppo spesso per confondersi con singole scelte di gestione.
Investire sulla cultura è giusto e necessario. La Toscana ha un patrimonio storico, artistico e culturale unico al mondo e nessuno mette in discussione la necessità di sostenerlo. Il problema non è quindi la presenza di risorse aggiuntive, ma il modo con cui vengono distribuite e, soprattutto, i criteri con cui vengono individuati i beneficiari.
Scorrendo i documenti troviamo infatti contributi destinati a musei, fondazioni, teatri e numerose altre realtà culturali. Una scelta legittima, ma che pone alcune domande alle quali la Giunta continua a non dare risposte convincenti: perché alcuni soggetti ricevono finanziamenti diretti mentre altri devono partecipare a bandi? Quali criteri hanno portato ad inserire determinate realtà all'interno del DEFR e ad escluderne altre? Quando si amministrano risorse pubbliche servono regole trasparenti, oggettive e verificabili, affinché tutti possano comprendere come vengono assunte queste decisioni. Tra gli aspetti più singolari del documento spicca poi la previsione di 30 mila euro destinati al trasferimento della Fondazione Toscana Spettacolo dalla sede di Santa Apollonia ai nuovi locali di Novoli. In questo caso non è ovviamente l'importo a destare perplessità, ma il significato politico di questa scelta.
Dietro quel trasferimento c'è infatti una vicenda che denuncio ormai da tempo e che è stata anche oggetto di una mia interrogazione in Consiglio regionale. Il complesso di Santa Apollonia è occupato abusivamente da dodici anni e, invece di intervenire per liberare un immobile pubblico sul quale sono stati investiti milioni di euro dei contribuenti, la Regione sceglie di trasferire altrove una propria istituzione culturale. Il risultato è paradossale: anziché allontanare gli occupanti abusivi, viene allontanata la Fondazione Toscana Spettacolo. Una scelta che rappresenta, di fatto, una resa all'illegalità e che trasforma un'occupazione abusiva in una situazione accettata e legalizzata dalle istituzioni regionali.
Anche sul tema della cosiddetta cultura della pace, per il quale il DEFR prevede nuovi stanziamenti pari a circa 200 mila euro in due anni, sarebbe opportuno un maggiore approfondimento. Nessuno può dirsi contrario alla promozione della pace o del dialogo, ma quando vengono utilizzate risorse pubbliche è doveroso chiedersi quali risultati concreti abbiano prodotto le iniziative finanziate fino ad oggi e con quali strumenti la Regione intenda valutarne l'efficacia. Passando poi sul fronte dell'università e della ricerca, il DEFR lascia aperte questioni che avrebbero meritato ben altra attenzione. Ci saremmo aspettati una linea chiara sul futuro del diritto allo studio universitario, soprattutto alla luce del fatto che nei prossimi anni la Regione dovrà affrontare il problema delle risorse necessarie a garantire la sostenibilità del sistema, trovando il modo di coprire i 30 milioni euro che mancano per il 2028. Allo stesso modo, manca qualsiasi indirizzo sulle borse di specializzazione medica aggiuntive, sulle quali la Toscana investiva milioni di euro fino a pochi anni fa, per poi ridurre progressivamente gli stanziamenti fino ad azzerarli, così come sulle borse dedicate alla psichiatria infantile. Si tratta di strumenti importanti perché, grazie al vincolo di permanenza sul territorio regionale, consentono di trattenere giovani professionisti e rafforzare il sistema sanitario toscano. Un’altra scelta strategica che nel DEFR avrebbe meritato una riflessione ben più approfondita.
Tornando sulla cultura, alcune misure contenute nel documento sono certamente condivisibili, come gli interventi su San Casciano dei Bagni, sulla Casa Museo Rodolfo Siviero o quelli dedicati alla valorizzazione della danza. Rimane però la solita domanda di fondo sui criteri con cui la Regione decide di finanziare alcune realtà piuttosto che altre. Una questione che emerge anche guardando ad altri provvedimenti recentemente approvati, dove troviamo un milione di euro destinato al recupero di un rudere alla Fondazione Rondine e appena 15 mila euro per il Teatro Povero di Monticchiello, gravemente danneggiato da un incendio. Non è neanche il merito dei singoli interventi ad essere in discussione, ma l'assenza di una linea chiara e di criteri oggettivi che giustifichino queste scelte.
Il punto, in definitiva, è che il DEFR dovrebbe indicare la strategia della Toscana per i prossimi anni, non trasformarsi in un contenitore di singole decisioni amministrative. La cultura merita una programmazione seria, criteri chiari e una Regione capace di valorizzare il proprio patrimonio, difendere la legalità e utilizzare le risorse pubbliche con trasparenza.
È su questo terreno che continueremo a svolgere il nostro ruolo di opposizione, chiedendo regole certe, programmazione e rispetto delle istituzioni.
Altri articoli
Newsletter


