
Una struttura vecchia, in numerose parti fatiscente, a partire dagli alloggi e in particolare nei servizi igienici. E ancora, barriere architettoniche e impianti che sentono il peso degli anni. Un quadro desolante, quello emerso dal sopralluogo che ho fatto, insieme al Consigliere Alessandro Tomasi, questa mattina presso la residenza universitaria di Firenze Calamandrei, al centro delle recenti cronache prima per il guasto all’impianto idraulico e, nell’ultimo fine settimana, a quello dell’aria condizionata.
Le centinaia di studenti che risiedono presso la Calamandrei vivono con il fiato sospeso fino al prossimo guasto, che inesorabile accadrà visto lo stato della struttura. Da quanto abbiamo potuto constatare gli interventi da realizzare per rendere la residenza degna sono talmente tanti e consistenti che la via maestra dovrebbe essere quella non di rattoppare alla modica cifra di oltre 4 milioni di euro, ma di abbattere e ricostruire.
"Rivolgiamo la nostra solidarietà agli studenti che vivono alla Calamandrei. Questa è una questione di dignità e di scelte da parte dell’Azienda DSU e della Regione. Anziché accendere un mutuo da decine di milioni di euro per la terza torre a Firenze sarebbe molto più utile impiegare risorse per costruire una residenza universitaria in grado di garantire almeno dignità, con volumi nelle stanze e servizi igienici adeguati.
Dopo 52 anni di vita riteniamo sia il momento di mandare in pensione questa struttura, abbattendola progressivamente e altrettanto progressivamente realizzare edifici nuovi. Un’opera strategica, certamente più utile di un ufficio al 14esimo piano con vista Firenze”, ha detto Alessandro Tomasi.
Nella Firenze degli studentati di lusso e delle camere private affittate a cifre esorbitanti non è ammissibile che ci sia una residenza universitaria che versi in questo stato. Dal sopralluogo emerge plasticamente il motivo per cui sei studenti su dieci rifiutano gli alloggi assegnati: con qualche sacrificio chi può sceglie una soluzione diversa, certo più costosa, ma anche più degna.
Ma non solo. Torniamo al guasto alle pompe di sollevamento dell'acqua che ha costretto quasi quattrocento studenti a farsi le docce nei container e utilizzare bagni chimici per giorni.
Costo complessivo: oltre 90mila euro, la metà per la sostituzione delle pompe, l’altra metà per consentire il trasloco temporaneo degli studenti. Un guasto verificatosi nei giorni di lavoro sull’autostrada dell’acqua e che si sarebbe potuto evitare se solo avessero avuto l’accortezza di spengere le pompe idrauliche così come suggerito da Publiacqua.
Ora, Regione e Azienda Diritto allo Studio danno versioni diverse: la prima con l’assessore Manetti sostiene che tutto sia originato dalla mancanza d’acqua, il DSU parla di guasto causato dalla vetustà delle pompe. Uno dei due mente, ma resta un danno da circa 90mila euro di cui qualcuno dovrà rendere conto.
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