
Ci siamo abituati: la sinistra, fatta da benpensanti e finti rivoluzionari in giacca e cravatta, seduti comodamente nei loro salotti dorati, gli stessi che mandano - chiaramente - i loro figli nelle scuole private, pensano di risolvere i problemi dell’integrazione nelle scuole esponendo sui davanzali stracci propagandistici con su scritto: “Nessuno è straniero”. Striscioni, tra l’altro, spesso e volentieri fatti dai professori.
Lo ribadisco senza giri di parole: quelli sono stracci. Uno slogan di parte non diventa un simbolo istituzionale solo perché viene esposto in un istituto pubblico. La scuola deve insegnare e lasciare ai ragazzi la libertà di costruirsi un pensiero autonomo, non diventare una tribuna per l’ideologia.
La scuola non è una bacheca di partito. E il tetto agli alunni stranieri non è una misura contro qualcuno: serve a salvaguardare il diritto all’apprendimento di tutti, italiani e stranieri. Se il Comune di Firenze e il quartiere vogliono contestare il Governo, lo facciano nelle sedi proprie. E vale anche per quei docenti che confondono l’educazione con la trasmissione delle proprie convinzioni: ai ragazzi servono strumenti per capire la realtà e confrontarsi con idee diverse, non una lezione ideologica.
Quanto alle 'anime belle' progressiste, sempre pronte a dispensare lezioni sulla società ideale, diciamo di guardare anche alla realtà quotidiana delle classi. È facile parlare di inclusione attraverso uno slogan, più difficile confrontarsi con le difficoltà concrete che possono emergere quando si concentrano molti alunni con percorsi linguistici diversi.
Meno propaganda e più istruzione: i ragazzi devono imparare a pensare, non cosa pensare.
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