Cultura

Caos Fondazione Toscana Spettacolo: tra commissariamento e trasformazione in agenzia neanche Giani sa cosa vuole fare

Quando a fine agosto avevo denunciato l'improvvisazione e la scarsa trasparenza con cui il Presidente Eugenio Giani stava gestendo la vicenda di Fondazione Toscana Spettacolo, chiedendo che venisse a riferire in Commissione Cultura, non immaginavo che a distanza di quasi due mesi saremmo stati ancora a questo punto.

Giani ha risposto in Consiglio regionale ad una mia interrogazione sulla trasformazione di Fondazione Toscana Spettacolo e Fondazione Sistema Toscana in agenzie regionali. Una risposta che, invece di chiarire definitivamente la situazione, ha confermato molti dei dubbiche avevo sollevato. Tanto che, nella mia replica, ho espresso il timore che nemmeno lo stesso Presidente abbia davvero chiaro quale percorso intenda seguire.

Ma facciamo un passo indietro, perché la cronistoria di questa vicenda ha davvero dell'incredibile.

Il Consiglio regionale aveva avviato la procedura per il rinnovo degli organi di FondazioneToscana Spettacolo, con tanto di candidature già presentate. Poi, il 17 agosto, Giani ha scritto alla Presidenza del Consiglio regionale chiedendo di fermare tutto, richiamando da un lato i rilievi della Corte dei Conti e dall'altro alcune specifiche criticità della Fondazione, come il ritardo nell'esecuzione di alcuni mandati regionali, l'interruzione del rapporto con il direttore e il relativo contenzioso giudiziario.

Il 21 agosto la procedura di nomina è stata ritirata dal Presidente Saccardi e pochi giorni dopo è arrivato l'annuncio del commissariamento, accompagnato dalla volontà di trasformare la Fondazione in un'agenzia regionale.

Il 27 agosto, sui giornali, Giani dichiarava: “Lunedì presenteremo lo statuto e la nuova forma, poi la delibera di Giunta passerà al Consiglio per l'esame”. Sembrava quindi che la decisione fosse già stata presa e che mancassero soltanto i passaggi formali. Peccato che, appena qualche settimana dopo, lo stesso Giani abbia cominciato a spiegare che la trasformazione non era più scontata, perché bisognava prima verificare le conseguenze sui rapporti con i Comuni e, soprattutto, la compatibilità con ifinanziamenti ministeriali destinati allo spettacolo dal vivo.

A quasi due mesi dal primo annuncio, su questi aspetti siamo ancora esattamente allo stesso punto.

In Aula il Presidente ha ribadito di preferire il modello dell'agenzia, perché consentirebbe alla Regione una gestione più diretta e snella, senza dover passare da un Consiglio di amministrazione. Ma ha anche ammesso che occorre ancora verificare se la trasformazione di Fondazione Toscana Spettacolo possa compromettere il milione di euro di finanziamenti statali che riceve, arrivando a dire che, se dovessero emergere difficoltà, sarebbe meglio mantenere la Fondazione così com'è.Ma come? Prima si blocca una procedura di nomina già avviata dal Consiglio, si commissaria un ente, si annuncia pubblicamente la sua trasformazione in agenzia,addirittura con uno statuto che sarebbe dovuto essere pronto a fine agosto, e poi, ad ottobre inoltrato, si deve ancora verificare se l'operazione sia o meno realizzabile?

Possibile che un aspetto di primaria importanza come la conservazione dei finanziamenti ministeriali non sia stato approfondito prima di prendere una decisione così importante?

E perché commissariare la Fondazione, invece di procedere al normale rinnovo dei suoi organi, senza avere ancora definito il progetto che dovrebbe giustificare questa fase straordinaria?

Come se non bastasse, nel frattempo c'è stata anche l’imbarazzante vicenda della nomina del commissario.

Il 15 settembre Giani ha annunciato pubblicamente la scelta di Marco Giorgetti, definendolo - anche a ragion veduta - una persona esperta e molto competente nel settore. I giornali, ovviamente, hanno riportato la notizia della nomina come se fosse ormai cosa fatta.

Peccato che, da quel momento, il primo atto ufficiale risale al 23 settembre e ad essere nominato commissario non è colui che era stato annunciato, bensì Paolo Pantuliano, direttore generale della Regione Toscana, incaricato temporaneamente di guidare la Fondazione in attesa dell'effettivo insediamento di Giorgetti.

Il 17 ottobre è poi emerso sulla stampa un ulteriore problema: i dubbi sulla compatibilità dell'incarico di Giorgetti con il ruolo di direttore del Teatro Stabile di Catania, alla luce delle disposizioni ministeriali relative agli incarichi di direzione nelle istituzioni finanziate dal FondoNazionale per lo Spettacolo dal Vivo. Tanto che Giani e l'assessore alla Cultura Cristina Manetti hanno dovuto richiedere ulteriori approfondimenti legali.

Soltanto il 19 ottobre, oltre un mese dopo l'annuncio e alla vigilia della risposta alla mia interrogazione (peraltro rinviata più volte), Giani ha finalmente firmato il decreto di nomina di Giorgetti.

Anche in questo caso, dunque, prima gli annunci e poi le verifiche, con un commissario provvisorio nominato nel frattempo per garantire almeno il pagamento degli stipendi.

Senza dimenticare, poi, il risvolto politico della scelta di Giorgetti, che avevo già evidenziato a settembre. Giani ha indicato tra i suoi principali titoli di merito proprio l'esperienza maturata alla guida del Teatro della Toscana, conclusasi nel maggio 2025 dopo mesi di tensioni con Palazzo Vecchio e con il Sindaco di Firenze Sara Funaro. La stessa esperienza che aveva portato alla rottura con l'amministrazione fiorentina viene quindi oggi valorizzata dal Presidente della Regione per affidargli un nuovo incarico. Una contraddizione, tutta interna al PD, che si inserisce nelle tensioni politiche ormai più che note tra Giani e Funaro.

C'è poi la questione della Corte dei Conti, che continuo a ritenere particolarmente importante. Giani aveva richiamato i rilievi della magistratura contabile tra le ragioni alla base della riorganizzazione. Ma nella deliberazione n. 151/2026/PARI, relativa al rendiconto 2025 della Regione Toscana, la Corte non chiede affatto di trasformare Fondazione Toscana Spettacolo in un'agenzia regionale.

La Corte richiama, piuttosto, la necessità che il ricorso al modello della fondazione sia sorretto da motivazioni adeguate, capaci di dimostrarne l'idoneità al perseguimento delle finalità istituzionali ed è una differenza sostanziale. La Corte dei Conti non dice che le attività di Fondazione Toscana Spettacolo non possono essere svolte attraverso l'attuale forma giuridica né indica la trasformazione in agenzia come una soluzione obbligata.

E anche questo ho voluto ribadire in Consiglio, perché una cosa è valutare legittimamente una riorganizzazione degli enti, altra cosa è richiamare la Corte dei Conti per giustificare una scelta che la Corte non ha mai imposto.

Anche perché, leggendo gli stessi documenti, Fondazione Toscana Spettacolo non risulta affatto un ente in dissesto. Il bilancio 2025 si è chiuso con un risultato positivo di 43.539 euro e la Fondazione ha ricevuto nello stesso anno un milione di euro dal bilancio regionale.

Parliamo di un organismo che da decenni svolge un ruolo importante nella promozione e diffusione dello spettacolo dal vivo in tutta la Toscana, attraverso una rete di rapporti con teatri, amministrazioni locali e operatori culturali.

Un'eventuale trasformazione dovrebbe quindi essere sostenuta da ragioni concrete e da un progetto chiaro, non da annunci ai quali seguono ripensamenti e verifiche che avrebbero dovuto semmai precederli.

Ma c'è anche un'altra questione, politica e istituzionale, che non può passare sotto silenzio. Ieri Giani ha spiegato che la trasformazione in agenzia renderebbe più diretto il rapporto con la Regione, eliminando la necessità di passare attraverso un Consiglio di amministrazione e che proprio questa è una delle differenze più rilevanti tra i due modelli.

Ma una fondazione, pur sottoposta al controllo pubblico, mantiene un proprio assetto di governance e spazi di autonomia. L'agenzia regionale è, invece, inserita in un rapporto di dipendenza diretto con la Giunta. Cambiano quindi anche il ruolo del Consiglio e gli spazi attraverso cui le opposizioni possono esprimere propri rappresentanti negli organi degli enti.

Tutto questo, peraltro, si inserisce in una stagione di commissariamenti che ha interessato numerosi organismi regionali, dal 2020 ad oggi sono infatti state commissariate, oltre a Fondazione Toscana Spettacolo, ARPAT, Toscana Promozione Turistica, ARTEA, ARTI, IRPET, Terre Regionali Toscane, LAMMA, l’Autorità Portuale Regionale, ARS, l’Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane e l’Ente Parco Regionale della Maremma.

Un ricorso sempre più frequente a gestioni straordinarie e soluzioni provvisorie, mentre molte nomine ordinarie continuano a rimanere bloccate per mesi. Una situazione sulla quale sono già intervenuto più volte e che solleva interrogativi sempre più rilevanti sul metodo con cui Giani e la sua maggioranza stanno governando gli enti regionali. Adesso il Presidente ha esteso il ragionamento anche a Fondazione Sistema Toscana, annunciando la possibilità di trasformarla in agenzia, pur precisando che in questo caso ci sarebbe più tempo per il confronto perché gli organi scadranno nei prossimi mesi.

Ma qual è quindi il disegno complessivo della Giunta?

Dopo quasi due mesi siamo passati dal normale rinnovo degli organi al blocco delle nomine, dal commissariamento all'annuncio di una nuova agenzia, dalla scelta di un commissario sui giornali alla nomina di un altro commissario negli atti, fino alla formalizzazione di Giorgetti soltanto il 19 ottobre. E nel frattempo la trasformazione, inizialmente presentata come imminente, continua a dipendere da verifiche ancora da completare.

E dopo la risposta di ieri, il dubbio che ho espresso in Aula rimane. Neppure Giani ha capito ancora fino in fondo cosa vuole fare

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MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

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© 2026 Matteo Zoppini

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