Università e diritto allo studio

Ardsu, dal Governo sempre più risorse, ma in Toscana restano le solite criticità su investimenti, residenze e mense

Ogni volta che in Consiglio regionale si parla di diritto allo studio universitario finiamo sempre nello stesso ritornello, con la maggioranza che rivendica il perfetto “modello toscano” e attacca i presunti tagli del Governo Meloni sull’università. È successo ancora una volta durante il dibattito sul consuntivo 2025 di ARDSU, ma è sicuramente più utile partire dai numeri e dai problemi concreti che riguardano gli studenti.

 La Toscana nel 2025 ha garantito la borsa di studio a tutti gli studenti idonei, ma non siamo davanti ad un’eccezione nazionale come spesso viene raccontato. La copertura totale viene raggiunta in numerose altre Regioni e, anche a livello nazionale, siamo ormai sostanzialmente alla copertura totale degli idonei. Ma soprattutto, quando la Regione rivendica questo risultato, dovrebbe ricordare anche da dove arrivano le risorse. Soltanto nel 2025 sono arrivati in Toscana oltre 42 milioni di euro di finanziamenti statali per il diritto allo studio, in crescita rispetto all’anno precedente.

 Nel frattempo il Governo Meloni ha ulteriormente aumentato le risorse. Per l’anno accademico 2026/2027 sono stati stanziati altri 288 milioni di euro per le borse di studio, portando il finanziamento complessivo nazionale a circa 846 milioni. Anche il Fondo di Finanziamento Ordinario delle università, che naturalmente è cosa diversa dal finanziamento delle borse ma misura l’impegno complessivo sul sistema universitario, ha raggiunto nel 2026 i 9 miliardi e 415 milionidi euro.

 Per questo continuare a raccontare un Governo che taglia risorse all’università significa dire il falso. Le risorse nazionali ci sono e stanno aumentando. Il tema vero è piuttosto come queste vengono usate dalla Regione.

 Meno di un quarto degli investimenti programmati è stato realizzato

 Sugli investimenti, il dato del consuntivo ARDSU è molto preoccupante. Nel 2025 erano stati programmati 23 interventi per complessivi 11 milioni e 721 mila euro, ma quelli effettivamente realizzati si fermano a 2 milioni e 925 mila euro, appena il 24,9% di quanto previsto, peggiorando ulteriomento il già basso dato del 28,21% del 2024.

Ed è la stessa Direzione Programmazione e Bilancio della Giunta regionale a definire il livello di realizzazione degli investimenti “modesto rispetto alla programmazione”.

 Questo dato assume ancora più peso considerando che la Giunta propone adesso di destinare oltre 3 milioni di euro aggiuntivi proprio agli investimenti nelle residenze universitarie. Ben vengano nuove risorse, ma prima sarebbe opportuno capire perché ARDSU non sia in grado di realizzare oltre tre quarti degli interventi che aveva già programmato e finanziato.

 Nei mesi scorsi, insieme al portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi, abbiamo visitato alcune residenze universitarie fiorentine e abbiamo visto direttamente problemi che non possono essere liquidati come marginali: impianti vecchi, manutenzioni rinviate e interventi provvisori diventati permanenti. Il caso più evidente è quello della residenza Calamandrei, finita più volte al centro delle cronache per guasti e disservizi e sulla quale rimane aperta anche la questione delle manutenzioni straordinarie, essendo l’immobile di proprietà dell’Università di Firenze.

 Su questo Regione, ARDSU e Università devono assumersi ciascuno le proprie responsabilità e chiarire chi deve intervenire. Agli studenti interessa poco il rimpallo tra enti, interessa avere strutture dignitose nelle quali vivere.

 Anche il dato sull’aumento dei posti letto va analizzato nel modo corretto. Si passa da 3.508 a 4.080 posti effettivamente disponibili, 572 in più, ma non perché siano state costruite nuove residenze, ma in larga parte a seguito della riapertura di strutture già esistenti che erano rimaste chiuse per lavori. È sicuramente positivo che siano tornate utilizzabili, ma è cosa ben diversa dalla creazione di nuovi alloggi.

 Il tasso di accettazione delle residenze migliora dal 44 al 53%, che è sicuramente una buona notizia, ma significa comunque che quasi uno studente su due avente diritto continua a rinunciare all’alloggio offerto da ARDSU. Un numero che dovrebbe far riflettere, soprattutto in una città come Firenze dove trovare una stanza a prezzi sostenibili è diventato sempre più difficile e dove negli anni sono cresciute soluzioni private rivolte prevalentemente al mercato di lusso.

 Nel frattempo, a livello nazionale, il Piano Housing del Ministero dell’Università ha superato il target PNRR dei 60 mila nuovi posti letto, arrivando ad oltre 63.200 posti attivati. Anche per questo, prima di accusare il Governo di non intervenire sull’emergenza abitativa degli universitari, credo sarebbe utile guardare a ciò che la Regione riesce concretamente a realizzare con le risorse che ha già a disposizione.

 Mense: aumenta la spesa, diminuiscono i ricavi degli studenti paganti

L’altra criticità evidente riguarda la ristorazione universitaria, un tema che avevamo già sollevato analizzando il bilancio precedente.

Nel 2025 ARDSU ha servito oltre 3 milioni e 166 mila pasti, ma il costo complessivo del servizio è cresciuto da circa 25 a 27 milioni di euro e il risultato economico è peggiorato da -3,66 a -4,32 milioni. Contemporaneamente i ricavi provenienti dagli studenti paganti sono diminuiti dell’8,9%.

Il dato forse più significativo è che il 66% dei pasti viene ormai consumato da studenti borsisti che non pagano il pasto, contro il 61% del 2024.

Non è certo un problema che chi ha il pasto gratuito utilizzi la mensa, il problema è capire perché gli altri studenti la utilizzino sempre meno o non la utilizzino più. Se per chi paga, il prezzo del pasto continua a crescere fino ad avvicinarsi al costo di un bar o di un locale convenzionato, è comprensibile che molti scelgano di andare altrove. Così diminuiscono gli utenti paganti, diminuiscono le entrate e il servizio diventa economicamente sempre più squilibrato.

È questo il tipo di discussione che credo dovremmo fare quando parliamo del diritto allo studio in Toscana, non una gara a chi la spara più grossa contro il Governo Meloni, ma un confronto sui servizi che dipendono direttamente dalla Regione: quanti investimenti vengono realmente portati a termine, in quali condizioni vivono gli studenti nelle residenze, perché così tanti rifiutano gli alloggi e perché le mense perdono utenti paganti mentre i loro costi continuano ad aumentare.

Le risorse statali per università, borse di studio e nuovi posti letto, come dimostrano i dati, sono aumentate.

Ora sta alla Regione dimostrare di saperle sfruttare al meglio, con una programmazione e una gestione dei servizi all’altezza delle esigenze degli studenti!


Ecco il video dove smontiamo tutte le bufale della sinistra⤵️

Newsletter

Rimani aggiornato

MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

Navigazione

Informazioni

Seguimi

© 2026 Matteo Zoppini

MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

Navigazione

Informazioni

Seguimi

© 2026 Matteo Zoppini

MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

Navigazione

Informazioni

Seguimi

© 2026 Matteo Zoppini