Ambiente e territorio
“Combatti sul ring la violenza”: una giornata fatta di giovani e sport contro il bullismo

Oggi, a Borgo San Lorenzo, la prevenzione al bullismo ed i giovani sono saliti sul ring. Voglio innanzitutto ringraziare la Boxe Mugello e Gabriele Sarti per aver organizzato questa iniziativa, l’Istituto Chino Chini per averla accolta e le Forze dell’Ordine, che possono dare ai ragazzi un punto di vista importante su temi come il bullismo, la violenza e il rispetto delle regole.
Quando abbiamo presentato “Combatti sul ring la violenza” in Consiglio regionale mi è piaciuta molto l’idea che sta dietro al titolo, perché a prima vista può sembrare quasi una contraddizione utilizzare proprio uno sport da combattimento per parlare di non violenza. In realtà credo che sia esattamente il contrario.
Chi conosce la boxe sa che non significa semplicemente salire su un ring e colpire qualcuno. Dietro ci sono allenamento, disciplina, rispetto delle regole e rispetto dell’avversario. Bisogna imparare a gestire la propria forza e anche le proprie emozioni, perché perdere il controllo significa innanzitutto non essere più capaci di praticare correttamente quello sport.
Questo ci porta direttamente a parlare di bullismo e di violenza tra ragazzi. Sul ring si affronta un avversario rispettando delle regole precise. Nella violenza, invece, qualcuno cerca di prevalere sull’altro perché si sente più forte, perché è in gruppo o perché pensa di avere davanti a sé una persona più fragile.
E credo sia importante ricordare che il bullismo non è soltanto aggressione fisica. Ci sono comportamenti che possono ferire anche senza arrivare ad un pugno o ad una spinta: prendere continuamente di mira qualcuno, umiliarlo davanti agli altri, escluderlo, diffondere immagini o messaggi, utilizzare i social per prolungare una presa in giro che magari è iniziata a scuola.
Oggi c’è poi una differenza enorme rispetto a qualche anno fa. Quello che succede dentro una scuola può continuare anche quando si torna a casa. Un messaggio, una foto o un video possono circolare in pochi secondi e raggiungere tantissime persone. Per chi subisce una situazione di questo tipo diventa quindi molto più difficile trovare uno spazio nel quale sentirsi tranquillo.
Anche per questo credo che giornate come questa siano importanti. Non perché noi adulti dobbiamo spiegare ai ragazzi come funziona il loro mondo, visto che le dinamiche che si sviluppano a scuola, nei gruppi di amici o sui social le conoscete molto meglio voi. Serve però parlarne apertamente e soprattutto ricordare che di fronte a determinate situazioni esistono persone e istituzioni a cui ci si può rivolgere.
La presenza delle Forze dell’Ordine oggi è importante proprio per questo. Ci sono comportamenti che non sono semplicemente una battuta andata troppo oltre o un litigio tra compagni, ma possono diventare qualcosa di più serio. Sapere riconoscere questi casi e sapere cosa fare è fondamentale, così come è fondamentale non pensare che chiedere aiuto significhi essere deboli.
C’è poi un altro aspetto sul quale credo valga la pena riflettere. Quando accade un episodio di bullismo molto spesso non ci sono soltanto due persone, chi compie l’atto e chi lo subisce, ma anche altri ragazzi che vedono quello che succede. Qualcuno magari ride, qualcuno riprende con il telefono, qualcuno non è d’accordo ma preferisce non dire niente per paura di diventare a sua volta il bersaglio del gruppo.
Ognuno però può scegliere di non essere complice, anche semplicemente non condividendo un video, non unendosi alle prese in giro, stando vicino a chi viene isolato e, quando serve, parlando con un adulto, con un insegnante, con la propria famiglia o con chi può intervenire.
In questo lo sport può avere un ruolo davvero importante, e non soltanto la boxe. Può rappresentare anche un argine rispetto a comportamenti a rischio, compreso l’uso di droghe, un problema gravissimo sul quale non possiamo abbassare l’attenzione. E chiunque abbia praticato uno sport sa quanto può contare trovare una società seria, un allenatore che diventa un punto di riferimento e un gruppo nel quale imparare a stare insieme.
Lo sport insegna anche a confrontarsi con la frustrazione, perché non si vince sempre, perché ci sarà sempre qualcuno più bravo di noi e perché per migliorare bisogna accettare la fatica e lavorare sui propri limiti. Sono tutte cose che poi ci portiamo dietro anche nella vita quotidiana.
Come istituzioni credo che il nostro compito sia anche quello di sostenere queste realtà. Quando parliamo di disagio giovanile non possiamo limitarci a intervenire quando ormai è successo qualcosa di grave. La prevenzione significa anche creare occasioni positive, aiutare le associazioni sportive e il mondo della scuola a lavorare insieme e fare in modo che i ragazzi abbiano attorno adulti e ambienti nei quali possano trovare regole, ascolto e punti di riferimento.
Credo sia importante anche evitare di raccontare un’intera generazione soltanto attraverso gli episodi negativi. Quando accade un fatto di violenza giovanile bisogna parlarne, ma ci sono anche tantissimi ragazzi che studiano, fanno sport, fanno volontariato, coltivano passioni e costruiscono ogni giorno qualcosa di positivo. Anche questo deve essere sottolineato.
Scuola, sport, istituzioni e Forze dell’Ordine sono realtà diverse, con compiti diversi, che su temi come questo possono e devono collaborare.
Se da questa giornata rimarrà anche soltanto l’idea che davanti ad una situazione di bullismo si può chiedere aiuto e che ciascuno può fare qualcosa per non alimentarla, credo che sarà già un buon risultato.
Ringrazio ancora la Boxe Mugello, l’Istituto Chino Chini, le Forze dell’Ordine e tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione. E soprattutto ringrazio voi ragazzi per l’attenzione.
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