

Lavori bloccati a causa della presenza dei nostalgici del ‘68. Rischio concreto che il Demanio si riprenda il bene
La Regione Toscana sceglie di coccolare chi viola ripetutamente e deliberatamente la legge occupando spazi destinati agli universitari e alla città, e allo stesso tempo decide di aumentare i prezzi dei biglietti del trasporto pubblico agli studenti perbene, centinaia dei quali costretti a vivere in residenze universitarie indecenti.
È una questione di scelte: noi stiamo dalla parte degli studenti e dei cittadini perbene, la Regione, così come il Comune di Firenze, invece concede spazi a chi occupa abusivamente un luogo pubblico e di grande valore storico e artistico.
Un luogo che rappresenta un patrimonio storico e culturale nel cuore di Firenze, occupato da 12 anni da nostalgici del ‘68, con tanto di danneggiamenti, anche irrimediabili, che potranno essere stimati solo quando la Regione rientrerà in possesso del bene. Occupazione che per di più sta impedendo l’avvio dei lavori per la riqualificazione degli spazi con conseguente rischio della perdita dei 5 milioni stanziati per il recupero.
Attualmente l’ex convento ospita due fondazioni della Regione Toscana, ma guarda caso una delle due sarà trasferita a Novoli, con tanto di impegno economico da 30mila euro per il trasloco già deliberato, liberando alcuni spazi interni. Spazi che andranno probabilmente agli attuali occupanti. Quindi, dopo 12 anni di occupazione abusiva, non si procede con lo sgombero ma si legittima l’illegalità, donando generosamente ampi spazi a chi ha persino danneggiato Santa Apollonia. Una vergogna.
Sant’Apollonia è stata trasferita dal Demanio alla Regione, che a sua volta l’ha affidata all’Azienda per il diritto allo studio universitario. C’è un accordo di valorizzazione con clausole puntuali e il rischio che il bene torni al Demanio se non verrà portato a termine. Ci sono oltre 5 milioni di euro stanziati per i lavori di fatto congelati per colpa di persone, spesso non studenti, che hanno reso quel posto una succursale di un centro sociale.
L’assessore ha garantito il rispetto dei tempi, fissati alla fine del 2026 per la prima fase e al 2030 per la conclusione. Legittimo essere scettici: e se così non fosse la Regione sarebbe costretta a restituire il bene. Rischio che pensa bene di scongiurare coccolando e accontentando chi da 12 anni pratica l’illegalità occupando una porzione di Sant’Apollonia.
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