

Giani versus Funaro, ci risiamo. Stavolta, la sfida per la guida di Palazzo Vecchio riguarda la nomina di Marco Giorgetti come commissario di Fondazione Toscana Spettacolo.
Giani definisce Giorgetti una persona ‘esperta e molto competente’ e indica tra le ragioni della nomina proprio l’esperienza maturata alla guida del Teatro della Toscana. Peccato che quell’esperienza si sia conclusa nel maggio 2025, dopo mesi di tensioni, polemiche e una frattura con Palazzo Vecchio e con il sindaco Sara Funaro.
Se quella esperienza era un titolo di merito, qualcuno dovrebbe spiegare perché il rapporto con Palazzo Vecchio sia finito in quel modo. Se invece quel percorso non era più considerato adeguato, bisogna capire perché oggi venga indicato come una delle ragioni per affidargli un nuovo incarico.
Il punto non è il curriculum professionale di Giorgetti, che nessuno mette in discussione. Il punto è la coerenza delle scelte politiche e, soprattutto, capire se dietro questa nomina ci sia l’ennesima mossa della partita di Giani per Palazzo Vecchio.
Il Pd toscano si metta d’accordo con se stesso: perché se ieri questa esperienza era motivo di frattura e oggi diventa un titolo di merito, qualcuno dovrà spiegare ai toscani cosa sia cambiato. Altrimenti, più che una scelta amministrativa, sembra l’ennesimo capitolo di una partita politica tutta interna al Pd.
Intervengo sul tema anche Angela Sirello e Matteo Chelli, rispettivamente capogruppo e consigliere comunale di FdI a Palazzo Vecchio: “L'ironia è tutta politica: Palazzo Vecchio lo accompagna alla porta prima della scadenza del contratto, Giani poco più di un anno dopo lo richiama dalla porta principale proprio perché esperto e molto competente. Più che un caso di omonimia, sembra una smentita politica delle scelte compiute da Palazzo Vecchio. E questa volta il mittente non è l'opposizione: è Eugenio Giani”.
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