Trasporto gratuito per gli under 26: facile fare promesse con i soldi degli altri. La verità sul bilancio regionale
11 feb 2026
Ci risiamo, per l’ennesima volta: per la sinistra le carenze dei servizi in Toscana sono da addebitare al governo Meloni.
L'ultima occasione è la mozione presentata dal Partito Democratico in Consiglio Regionale, quella che chiede a gran voce la gratuità del trasporto pubblico locale per gli under 26. Il titolo è nobile, l'intento condivisibile, ma il merito del testo tradisce – nuovamente - un vizio di forma che è ormai prassi strutturale in Toscana: la politica dello scaricabarile.
La narrazione della sinistra è sempre la stessa: noi vorremmo fare grandi cose, ma "Roma" non ci aiuta. La mozione impegna la Giunta ad attivarsi verso il Governo per chiedere ulteriori risorse per finanziare la gratuità del Tpl per i giovani, lamentando possibili tagli al Fondo nazionale. Ma siamo sicuri che il problema sia Roma e non la fallimentare gestione del Presidente Giani?
Analizzando i dati, non soffermandoci sui titoli acchiappa consensi, emerge chiaramente come il trasporto pubblico locale in Toscana si regga, sostanzialmente, sulle spalle dello Stato centrale. Il fondo nazionale per il TPL ammonta ad oltre 5 miliardi di euro, e di questi la Toscana incassa una quota pari a circa 459 milioni. A questi vanno poi aggiunti altri 30 milioni provenienti dagli Enti locali per specifici accordi territoriali.
È un dato che dovrebbe far riflettere: su una spesa che supera i 500 milioni di euro, la Regione agisce quasi esclusivamente come passacarte di risorse altrui. E allora - forse – la sinistra toscana prima di puntare il dito contro i (mancati) trasferimenti statali, dovrebbe fare autocritica chiedendosi perché l’ente regionale non decida di investire massicciamente risorse proprie per rendere effettivo quel "diritto alla mobilità" che tanto decanta nei documenti ufficiali.
Una sproporzione che diventa ancora più evidente, e a tratti sconcertante, se prendiamo come esempio alcuni progetti specifici e puntuali sul territorio, quelli che, per loro, sono esempio di virtuosità. Per il "Pegaso Metropolitano", quell’abbonamento che consente ai cittadini – purtroppo di solo 11 comuni della Provincia di Firenze – di spostarsi con un unico biglietto a cifre agevolate, la Regione stanzia 225 mila euro l'anno. La stessa identica cifra con la quale contribuiscono gli 11 comuni. È politicamente accettabile che la Regione Toscana compartecipi con lo stesso peso economico di un gruppo di municipi?
La stessa logica la ritroviamo – in stile fotocopia - nella convenzione con l’Università di Firenze per gli abbonamenti agevolati per gli universitari. Qui la Regione contribuisce con circa 640.000 euro. Lo stesso stanzia il Comune di Firenze e l’Unifi. Anche in questo caso, l’ente che ha un bilancio immensamente più grande si limita a pareggiare l’offerta di enti con una dotazione finanziaria nettamente inferiore.
Chiedere il supporto al Governo per delle politiche che abbiano delle ricadute tangibili, in termini di servizi ed opportunità, sulla quotidianità dei toscani, è lecito. Ma farlo sapendo di aver investito il minimo indispensabile è pura demagogia politica.
Se il Partito Democratico - e tutta la maggioranza multicolore - vuole davvero la gratuità e l'efficienza, inizi a stanziare fondi propri aggiuntivi, invece di usare il Consiglio regionale come spedizioniere delle lettere per Palazzo Chigi. Il Consiglio Regionale della Toscana non è, e non dovrebbe mai diventare, un semplice ufficio notarile che si limita a protocollare lamentele e inoltrare richieste di bonifico al Ministero. Un’assemblea legislativa ha il dovere di elaborare proposte attuabili, partendo prima di tutto da ciò che può fare in autonomia.
