Foibe, Giorno del Ricordo e censura: grave e inaudito quanto successo in Toscana
11 feb 2026
Le foibe e l’esodo giuliano-dalmata rappresentano una delle pagine più drammatiche e a lungo rimosse della storia del Novecento italiano. Tra il 1943 e il 1947 migliaia di italiani - uomini, donne e bambini - furono uccisi, spesso gettati vivi nelle foibe, dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito, mentre oltre trecentomila nostri connazionali – in particolare dopo i trattati di pace di Parigi del 1947 - furono costretti ad abbandonare le proprie case e le proprie terre, fuggendo come esuli all’interno dei nuovi confini italiani. Una tragedia che per decenni è stata colpevolmente taciuta o minimizzata, a volte persino giustificata, e che solo nel 2004 la Repubblica italiana ha riconosciuto ufficialmente istituendo, con legge dello Stato, il Giorno del Ricordo, per onorare i Martiri e trasmettere la verità storica alle nuove generazioni.
Quanto accaduto ieri nel Consiglio regionale della Toscana, proprio in occasione del Giorno del Ricordo, ci riporta indietro agli anni del silenzio e della censura, rappresentando un fatto grave e senza precedenti nella storia istituzionale della nostra Regione.
Per la prima volta, nel corso di una cerimonia solenne dedicata alla memoria dei martiri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, è stato impedito ad un relatore inizialmente previsto, il giornalista Italo Bocchino, di intervenire e di contribuire alla commemorazione con un contenuto già concordato. Non per ragioni organizzative o problemi tecnici, ma per una precisa volontà politica, assunta dal Presidente Giani e dalla sua Giunta.
Italo Bocchino, giornalista e profondo conoscitore della tragedia delle foibe, era stato coinvolto per portare un contributo di memoria e per la proiezione del docufilm “Il silenzio dopo” dedicato ad una delle pagine più dolorose della nostra storia nazionale. Contributo è stato prima autorizzato e poi censurato, nel tentativo evidente di evitare voci non allineate ad una narrazione ritenuta più “comoda” da una parte della sinistra.
Di fronte a questa decisione vergognosa, Fratelli d’Italia non poteva fare finta di nulla. Non potevamo partecipare ad una commemorazione svuotata, censurata, in cui il ricordo viene selezionato e filtrato in base a criteri ideologici. Per questo abbiamo scelto di organizzare un’iniziativa in un’altra sala del Consiglio regionale, proiettando il docufilm e consentendo a Bocchino di intervenire.
La responsabilità politica di quanto accaduto è enorme. Il Presidente Giani e la Giunta regionale hanno deciso di trasformare una giornata di ricordo e unità in un atto di esclusione e di chiusura, dimostrando di non tollerare alcuna voce autonoma quando si toccano temi che ancora oggi mettono in difficoltà una certa parte politica.
Ancor più grave è il messaggio istituzionale che ne deriva: chi non si allinea, chi racconta una memoria scomoda, può essere messo a tacere anche dentro il Consiglio regionale. È una deriva che non riguarda solo il Giorno del Ricordo, ma il modo stesso di intendere il confronto democratico.
La proiezione del docufilm in un’altra sala è stata la risposta necessaria ad un atto grave che ha messo in discussione la libertà di espressione e il rispetto dovuto ad una tragedia che ha colpito centinaia di migliaia di nostri connazionali.
Il Giorno del Ricordo non appartiene ad una parte politica, appartiene alla storia nazionale e dovrebbe unire tutti, senza ambiguità, nel rispetto di tutti quegli uomini, quelle donne e quei bambini che furono uccisi, infoibati, perseguitati o costretti all’esilio solo perché italiani. Pretendere di stabilire chi può parlare e chi no, significa tradire lo spirito stesso di una commemorazione come il Giorno del Ricordo.
Per questo quanto accaduto in Toscana non può essere archiviato come una polemica di giornata. È un precedente grave, che chiama in causa la responsabilità del Presidente della Regione Eugenio Giani e della sua Giunta. E su cui continueremo a chiedere chiarezza, rispetto istituzionale e libertà di parola.
