Le ombre del Forteto sul Garante per l’infanzia

Oggi il Consiglio regionale è stato chiamato a scegliere la figura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, un ruolo cardine nel sistema della protezione dei bambini più fragili.

Come previsto dalla legge istitutiva, il Garante svolge funzioni di estremo rilievo: dalla prevenzione dell’abuso dell’infanzia e dell’adolescenza fino all’accoglimento delle segnalazioni relative alla violazione dei diritti dei minori appartenenti a famiglie in condizioni di disagio sociale. Una scelta di grande responsabilità, che inciderà inevitabilmente nella vita di tanti minori.

Per queste ragioni abbiamo chiesto che il Garante fosse innanzitutto una persona dotata di una qualificata e comprovata esperienza professionale nell’ambito delle materie e delle funzioni che è chiamato a svolgere e già solo per questo motivo, la proposta di Stefano Scaramelli non poteva essere accettata.

La figura del Garante, proprio per la delicatezza delle funzioni che svolge, deve inoltre essere ed apparire imparziale, autorevole, autonoma e indipendente da ogni logica politica o partitica. Non si parla di una nomina qualsiasi. In gioco c’è qualcosa di molto più importante: la credibilità del sistema che si occupa della tutela dei minori e il ruolo che la Regione Toscana intende svolgere.

Toscana che, doveroso ricordarlo, è la Regione in cui è nata e ha operato, con la connivenza di molte istituzioni pubbliche, la comunità del Forteto. Decenni di violenze fisiche e psicologiche ai danni di minori nel silenzio complice di un sistema di potere che non si è limitato a fare affari sfruttando i ragazzi, ma ha anche permesso e favorito il protrarsi degli abusi. Una pagina terribile di storia con cui evidentemente qualcuno continua ancora oggi ad avere difficoltà a fare i conti.

Ecco perché, in Toscana ancora più che altrove, è fondamentale che il Garante per l’infanzia e l’adolescenza sia non solo in possesso dei requisiti professionali, ma anche totalmente privo del minimo legame con la comunità degli orrori guidata dal criminale Fiesoli.

E se per noi Scaramelli è inadeguato perché privo delle competenze necessarie, Trovato è assolutamente impresentabile. E lo è perché il suo ruolo nella rete di relazioni di cui ha beneficiato per decenni il Forteto è agli atti. Quel che stupisce è il candore con cui chi ha avuto un ruolo si è candidato oggi a garante e l’arroganza con cui ha reagito nei confronti di chi ricorda il suo passato.

In aula ho voluto ricordarlo ancora una volta, perché non è mai troppo.

È incredibile che persino nel Consiglio regionale ci sia ancora chi non abbia preso pienamente coscienza di quello che è stato il Forteto, arrivando addirittura a sponsorizzare il nome di Trovato, come fatto dal presidente di Alleanza Verdi e Sinistra Lorenzo Falchi.

Un fatto grave, che rappresenta l’ennesimo schiaffo che le vittime del Forteto sono costrette a subire da parte della sinistra toscana.

C’è chi ha definito l’accostamento tra Trovato e il Forteto “un atto vile”. E chi, come lo stesso Trovato, ha parlato di “macchina del fango”.

Nessuna macchina del fango.

Sul legame tra il giudice Trovato e il Forteto parlano i fatti, le sentenze irrevocabili e le ricostruzioni emerse durante i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta.

Quel che emerge è un quadro opaco, che impone di fare chiarezza fino in fondo.

Trovato, all’epoca dei fatti giudice presso il Tribunale dei minori di Firenze, confermò e addirittura prolungò la permanenza al Forteto dei minori Giuseppe e Michele Samuele Aversa molto oltre il termine indicato dalla Corte d’Appello di Firenze. Lo fece firmando provvedimenti che costrinsero i due fratelli a restare nella fattoria degli orrori fino al raggiungimento della maggiore età. E questo nonostante Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi fossero già stati condannati in via definitiva, fin dal 1985, per reati sessuali su minori. Fu proprio per questo collocamento che l’Italia venne condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

La sentenza di Strasburgo accertò che il Tribunale dei minori di Firenze, pur conoscendo i precedenti di Fiesoli e Goffredi, non si oppose al collocamento dei due bambini nella comunità. Ma non solo. Trovato non ha mai chiarito fino in fondo nemmeno le ragioni della sua presenza, insieme a Fiesoli, al diciottesimo compleanno di Giuseppe Aversa. Relazioni e protezioni che, come ricordò il pubblico ministero Ornella Galeotti, portarono ad una “flessione totale dei controlli” da parte di magistrati, servizi sociali e istituzioni. Altro che nome “scomodo”, Trovato è soltanto impresentabile.

E alla fine restano due domande.

È mai possibile che non si sia riusciti a trovare un nome adeguato, competente e totalmente privo di legami con il Forteto? Ed è mai possibile che in Toscana il nome della comunità degli abusi continui a riemergere ogni volta che si parla di incarichi, relazioni e posizioni di potere?

Domande che, purtroppo, dentro di me hanno già una risposta


Ascolta il mio intervento in Consiglio regionale, clicca sul video ⤵️

MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

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© 2025 Matteo Zoppini

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