Dimensionamento scolastico in Toscana: qualche chiarimento necessario

29 gen 2026

Nell’ultimo periodo il tema del dimensionamento della rete scolastica è stato presentato dalla Giunta e dalla maggioranza in Consiglio regionale come una scelta imposta improvvisamente dal Governo nazionale, con effetti punitivi sulle autonomie scolastiche e sulle comunità locali. Si tratta di una narrazione non veritiera e per capire davvero cosa sta accadendo è necessario riportare la discussione al piano dei fatti, dei dati e delle responsabilità istituzionali.

Il dimensionamento non è un’operazione punitiva contro la Toscana né una riforma nata per colpire territori specifici: è una procedura amministrativa che riguarda la struttura del sistema scolastico regionale. Interviene su elementi concreti come il numero delle autonomie scolastiche, l’assegnazione dei dirigenti scolastici, la razionalizzazione della rete e, in ultima istanza, l’equilibrio complessivo dell’offerta educativa sul territorio.

Il nodo del contenzioso tra Regione Toscana e Ministero dell’Istruzione e del Merito non riguarda l’opportunità o meno del dimensionamento, ma quali basi statistiche usare per calcolare quante autonomie scolastiche debbano essere soppresse nell’anno scolastico 2025/2026.

Secondo il Ministero, i dati stimati indicano 428.679 studenti, da cui discendono 16 autonomie scolastiche da sopprimere. Secondo la Regione, invece, gli alunni frequentanti sarebbero 436.671 e le autonomie da sopprimere scenderebbero a 8.

La differenza, più che politica, è statistica: il Ministero utilizza l’Anagrafe Nazionale Studenti, che registra ogni alunno tramite codice fiscale ed esclude duplicazioni, mentre la Regione utilizza un dato degli iscritti dell’USR Toscana, riferito a maggio 2025, non validato e non certificato.

C’è poi un dato che nel dibattito pubblico è passato quasi inosservato: l’Anagrafe nazionale studenti riporta, alla data attuale, 410.352 studenti iscritti nelle scuole statali toscane per il 2025/2026, suddivisi in 51.809 all’infanzia, 124.284 alla primaria, 55.816 al primo grado, 158.972 al secondo grado, più i corsi per adulti. Rispetto a questi numeri, la previsione ministeriale è persino premiante.

Ma la parte più rilevante riguarda la dimensione politica del tema.

È bene ricordare che il dimensionamento della rete scolastica non nasce con il Governo Meloni, ma è inserito nella Riforma 1.3 della Missione 4 – Componente 1 del PNRR, sotto il titolo “Riorganizzazione del sistema scolastico”, negoziato con la Commissione europea e approvato dallo Stato italiano sotto il Governo Draghi.

Questa riforma prevedeva aspetti strategici quali il numero di studenti per classe e il dimensionamento della rete scolastica in relazione alla diminuzione demografica e all’efficienza organizzativa del sistema educativo.

In questo quadro, la scelta della Regione Toscana di chiedere una sospensione della riorganizzazione richiesta dal MIM appare difficilmente sostenibile. Più utile e responsabile sarebbe interrogarsi su quale offerta scolastica vogliamo garantire ai territori nei prossimi dieci anni, mentre la denatalità avanza, i piccoli centri vedono calare la popolazione studentesca e le aree interne rischiano una progressiva marginalità.

Se vogliamo difendere il diritto allo studio e la qualità dell’istruzione in Toscana, la strada migliore è quella della programmazione, che coinvolga l’amministrazione scolastica regionale, gli enti locali, il sistema delle scuole paritarie e il trasporto pubblico locale. Perché il diritto allo studio non dipende solo dal numero delle autonomie scolastiche, ma da dove si trovano gli edifici, da come si raggiungono e da quali servizi li connettono al territorio.

MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

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© 2025 Matteo Zoppini

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