Azienda DSU Toscana: ecco i numeri che smentiscono la narrazione della Giunta Giani

28 gen 2026

Più volte il Presidente Giani e la sua Giunta hanno ripetuto che DSU Toscana sarebbe un “modello nazionale” nel diritto allo studio universitario. Ma basandosi sui documenti dell’Azienda, relativi al 2024, la fotografia è molto diversa: dietro la propaganda, il sistema è tenuto in piedi da fondi straordinari che stanno per finire, mentre i servizi essenziali mostrano criticità che non possono più essere ignorate.

2026/27: quando finirà il PNRR chi paga?

Una delle informazioni più importanti contenute nella Relazione sulla gestione 2024 riguarda la sostenibilità del sistema nel medio periodo: per l’anno accademico 2026/27 DSU Toscana stima un fabbisogno aggiuntivo di quasi 18 milioni di euro per garantire il diritto allo studio e gli attuali livelli dei servizi per gli studenti. La stima non arriva dall’opposizione, ma dallo stesso DSU.

Il motivo è che il sistema del diritto allo studio in Toscana oggi regge perché arrivano fondi straordinari, in particolare dal PNRR e dal Fondo Integrativo Statale (FIS).

Quando queste risorse termineranno (nel caso del PNRR) o diminuiranno (nel caso del FIS), la Regione dovrà decidere come coprire il buco. Si ipotizza di recuperare una parte tramite fondi europei FSE, ma anche ammettendo che ciò sia possibile si tratterebbe solo di una quota. Se mancano 18 milioni e ne arrivano 12, vorremmo sapere come verrà coperta la restante parte. Ci penserà la Regione mettendo risorse proprie? Verranno aumentate ulteriormente le tariffe agli studenti? Verranno tagliati ulteriormente i servizi?

Alloggi universitari: sei studenti su dieci rifiutano la residenza

Se c’è un indicatore che smonta il mito dell’"eccellenza nazionale" è quello degli alloggi. Nel 2024 DSU dispone di poco più di 3.500 posti letto, ma il dato davvero preoccupante è il tasso di accettazione dell'alloggio da parte degli studenti che ne avrebbero diritto. Negli ultimi tre anni presi in esame si è passati dal 50% del 2021/22 al 46,8% del 2022/22 fino al 44% del 2023/24. Questo significa che sei studenti su dieci rifiutano la residenza assegnata, nonostante abbiano diritto ad entrarvi. Anche a Firenze, dove una stanza singola può costare cifre folli, spesso oltre gli 800 euro mensili a cui sono da aggiungersi le spese delle utenze e condominiali, la maggior parte degli studenti preferisce cercare e pagare nel mercato privato, piuttosto che accettare un alloggio universitario gratuito.

L'azienda DSU, nella relazione, associa questa tendenza ad una necessità di ammodernare arredi, parti comuni, spazi ricreativi e di studio. Appare evidente che il problema non sia il semplice ammodernamento, ma sia molto più profondo. Un altro tema importante legato agli alloggi è quello del contributo affitto, misura teoricamente "sostitutiva" dell'alloggio che viene erogata quando uno studente che ne avrebbe diritto deve riversarsi sul mercato privato.

Nel bilancio 2024 su questa misura si segnala una riduzione del 31,8% delle risorse destinate, passate da 2,66 milioni a 1,81 milioni. Chi non entra nelle residenze finisce quindi per essere ancora più esposto al mercato privato, ricevendo un contributo assolutamente marginale rispetto al costo dell'affitto. Altro che "servizio sostitutivo della residenza"!

Ristorazione: la mensa si sta restringendo ai soli borsisti

Il secondo servizio fondamentale è la ristorazione universitaria. E anche qui i numeri parlano chiaro.

Nel 2024 si registra un calo di quasi 190mila pasti rispetto al 2023 e un -12,5% rispetto al budget annuale. Gli studenti che accedono al servizio sono solo 55mila su oltre 115mila iscritti. E il dato che fa più riflettere è che il 61% dei pasti è destinato ai borsisti.

Vuol dire che la mensa si sta trasformando in un servizio quasi esclusivamente per chi ha la borsa di studio e quindi o non paga il pasto o lo paga con cifre irrisorie. Le fasce medie non accedono più alle mense e preferiscono mangiare in supermercati, bar o ristoranti, rivolgendosi al mercato privato.

Questo è confermato anche da un altro dato: i ricavi da paganti calano dell’11,48% nonostante nel 2023 si sia passati da un costo medio unitario a pasto di 7,62 euro a uno di 8,20. Siamo davanti ad un paradosso: si aumentano le tariffe ma si incassa meno.

I numeri non mentono

La Regione, come scritto in premessa, ha rappresentato spesso l’Azienda DSU Toscana come modello nazionale. Ma appare evidente dagli atti in nostro possesso e dai numeri fin qui citati, che la verità è molto diversa. Un modello non si misura sui racconti della Giunta Giani, bensì sulla capacità di reggere quando cessano i finanziamenti straordinari, sugli alloggi universitari ritenuti idonei dagli studenti, su un servizio mensa apprezzato e diffuso.

E su tutto questo, ad oggi, continuano a permanere molti dubbi.

MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

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© 2025 Matteo Zoppini

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