Comuni montani, Calderoli: "Le Regioni potranno sostenere gli esclusi"

16 feb 2026

Intervista di Michela Finizio del “Il Sole 24 ORE” al Ministro Calderoli.

«Siamo riusciti a trovare una soluzione ragionevole che rispetta i principi della legge e della Costituzione e le specificità dei territori. Dietro questa proposta c’è stato un grande lavoro di sintesi ed equilibrio». Lo dichiara il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, sottolineando come l’accordo per le modalità di attuazione dei nuovi criteri abbia raccolto l’unanimità degli enti territoriali.

Quando verrà ufficialmente approvato il decreto?

Stiamo lavorando per portare questo decreto al primo Consiglio dei ministri utile. La precedente classificazione faceva riferimento ad una legge del 1952 e tra i parametri presi in considerazione c’erano persino i bombardamenti subiti durante il conflitto mondiale. Lo sottolineo per dare un’idea di quanto fosse ormai obsoleta e lontana dalla realtà attuale. Si poteva, e doveva, intervenire per aggiornare questo elenco, che comprendeva ad esempio evidenti storture come Roma e Bologna, con altimetria media rispettivamente di 67 metri per Roma e 82 metri per Bologna.

I nuovi criteri sono geomorfologici. Perché non si è tenuto conto anche delle fragilità socio-economiche?

Le questioni socio-economiche verranno prese in considerazione da un secondo decreto che stiamo già predisponendo e che approfondirà con ulteriore precisione chi, tra i Comuni riconosciuti come montani, ha diritto a ricevere i contributi previsti dalla legge. Nell’elenco ci sono terre che vivono difficoltà reali e terre che invece non hanno questo genere di problemi. Faccio un esempio concreto e quanto mai attuale: vivere a Cortina non è certo paragonabile a vivere in un piccolo Comune della Val di Scalve. Ci sono garanzie di servizi molto diverse e problemi legati allo spopolamento ben più evidenti. Siamo a lavoro per ridurre i divari e garantire il diritto ai servizi essenziali.

Il nuovo elenco sta suscitando polemiche da Nord a Sud tra gli esclusi. Cosa risponde?

Sono consapevole delle controversie e comprendo l’amarezza degli esclusi, come comprendo anche pari amarezza da parte di quei Comuni di alta montagna che hanno visto l’inserimento anche di realtà vicine ai 300 metri. È servito trovare una sintesi di equilibrio tra interessi anche distanti tra loro. I nuovi parametri sono la fine di un percorso che con gli enti territoriali abbiamo condiviso il più possibile. Tanto è vero che tutti hanno accolto in Conferenza Unificata la possibilità di proseguire, pur facendo dei distinguo. Inoltre non esiste alcun “taglio secco”, visto che una parte delle risorse spetterà comunque alle Regioni e potranno utilizzarle in piena autonomia.

Quindi il Dpcm prevederà anche alcune deroghe per attenuare l’impatto sugli esclusi nelle mani delle Regioni, è così?

Esattamente. Grazie a un emendamento presentato dalla Lega a prima firma Molinari e accolto con parere favorevole dal Governo, le Regioni avranno la facoltà di poter destinare la quota regionale del Fosmit anche ai Comuni esclusi dall’elenco nazionale. Opportunità ribadita anche nell’accordo approvato in Conferenza Unificata.

Quali conseguenze avrà ora la nuova classificazione?

L’obiettivo è fare in modo che le risorse stanziate per la montagna vengano impiegate in montagna e, per quanto possa sembrare banale, in passato non sempre è accaduto. Dobbiamo assicurare ai cittadini che vogliono vivere in montagna una qualità della vita diversa, che rispetti ambizioni lavorative ed esigenze familiari.

Quali sono i prossimi step per attuare la legge sulla montagna?

Ora, come già detto, ci spetta il lavoro per individuare quei parametri che identifichino le realtà montane davvero bisognose di supporto, per ridurre i divari con le altre zone del Paese. Fatto questo verrà il turno dei successivi decreti, per rendere la legge pienamente operativa.

In relazione alle risorse, non crede che vada fatto qualche sforzo in più per sostenere le aree interne?

Fino al 2021 nel Fosmit non c’era praticamente un euro, mentre con il centrodestra al Governo ci sono ben 200 milioni ogni anno. Si può sempre fare meglio, vero, ma è altrettanto vero che le risorse sono molte di più rispetto al passato. E questo è un dato oggettivo, al di là delle polemiche politiche.

MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

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© 2025 Matteo Zoppini

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