
Tra i momenti più partecipati di Nostos, il campo nazionale di Azione Universitaria, c’è stato il confronto tra Rocco Siffredi e don Ambrogio, che ho avuto il piacere di moderare. Due esperienze di vita profondamente diverse, chiamate a dialogare senza pregiudizi su alcuni dei temi che incidono maggiormente sulla vita delle nuove generazioni: solitudine, relazioni affettive, pornografia, social network, OnlyFans, famiglia e ricerca dell’amore.
L’incontro aveva anche un valore particolare. Dieci anni fa l’invito rivolto da Azione Universitaria a Rocco Siffredi per un evento all’Università di Firenze provocò polemiche tali da impedirne lo svolgimento. A distanza di un decennio, il confronto si è finalmente tenuto. Nel ricordare quella vicenda, Siffredi ha sottolineato il paradosso di essere entrato per quarant’anni nell’intimità di milioni di persone e di dover poi fare i conti, fuori dallo schermo, con un pregiudizio che secondo alcuni dovrebbe quasi costringerlo a nascondersi. La presenza sullo stesso palco con un sacerdote ha dimostrato, invece, che discutere apertamente è possibile e che nessun tema dovrebbe fare paura.
Uno dei primi argomenti affrontati è stato il crescente senso di solitudine. Siamo continuamente connessi, ma facciamo sempre più fatica a incontrarci e a costruire rapporti reali. Don Ambrogio ha sottolineato come, soprattutto dopo il periodo del Covid, molte persone abbiano preso l’abitudine di conoscersi per mesi attraverso uno schermo prima di decidere se incontrarsi davvero. La tecnologia ci permetterebbe di parlare ogni giorno con chiunque, anche dall’altra parte del mondo, ma spesso finiamo per utilizzarla proprio per evitare il confronto diretto.
Una lettura condivisa anche da Rocco Siffredi, secondo cui il fenomeno non riguarda più soltanto i giovani. Anche tra gli adulti crescono infatti isolamento, insicurezza e difficoltà nelle relazioni. La pornografia, ha aggiunto, ha contribuito involontariamente a cambiare ruoli e aspettative: molte ragazze appaiono più sicure e consapevoli, mentre diversi ragazzi si confrontano con modelli irrealistici, si sentono inadeguati e preferiscono rimandare il rapporto reale.
Il tema della consapevolezza è tornato con forza parlando di pornografia e OnlyFans. Le nuove generazioni, secondo Siffredi, sono certamente più emancipate, ma anche molto più esposte a un mondo in cui i social mostrano continuamente ricchezza, successo e possibilità di guadagno immediato. Piattaforme come OnlyFans vengono così percepite da molti come una scorciatoia semplice e sicura, senza comprendere fino in fondo le conseguenze di ciò che viene pubblicato.
A questo proposito, ha raccontato di aver incontrato giovani creator convinti di svolgere un’attività completamente diversa dalla pornografia, pur realizzando contenuti analoghi. La parola “pornografia” continua a spaventare, mentre l’etichetta di content creator rende tutto apparentemente più normale. Il rischio è che ragazze e ragazzi vengano spinti progressivamente oltre, fino a trovarsi dentro un percorso dal quale diventa difficile tornare indietro. Da qui il suo richiamo più diretto ai genitori: parlare con i propri figli, spiegare e non lasciare che sia uno schermo a formarli sulla sessualità.
Spostando il confronto sul terreno delle relazioni, don Ambrogio ha individuato nell’egoismo una delle fragilità più diffuse nelle relazioni contemporanee. Troppo spesso il rapporto con un’altra persona viene cercato per soddisfare il proprio bisogno di piacere, sicurezza o approvazione. Si entra in una relazione perché stare soli viene percepito come un fallimento, accettando talvolta rapporti tossici pur di non rimanere senza qualcuno accanto. E quando una relazione non basta, si cerca già un’alternativa, finendo per rendere ogni legame precario. Dall’altra parte ci sono coloro che non riescono a costruire una relazione e vivono questa condizione con rabbia e frustrazione. Il risultato è un circolo in cui la paura di soffrire alimenta il cinismo e il cinismo produce rapporti sempre più superficiali, affrontati con la convinzione che prima o poi finiranno male.
Particolarmente interessante è stato il confronto sull’impatto della pornografia nei ragazzi che conoscono il sesso prima attraverso uno schermo che dentro una relazione. Siffredi ha spiegato che, senza il dialogo con gli adulti, un adolescente può confondere la rappresentazione con la realtà e sviluppare complessi destinati a durare anni. Nel porno non esistono supereroi e ciò che appare sullo schermo è spesso il risultato di preparazione, artifici e sostanze che un ragazzo non ha gli strumenti per conoscere.
Da una prospettiva diversa, con don Ambrogio è emerso come diventare protagonisti di contenuti sessuali sia ormai semplice, mentre molto più difficile sia imparare ad amare, sapersi donare, rispettare un rifiuto, capire quando è il momento giusto, essere fedeli e costruire qualcosa che duri. L’atto sessuale è la parte più immediata. Il percorso complesso è quello che conduce ad una relazione duratura e per affrontarlo servono modelli capaci di insegnare cosa significhi davvero amare.
Il confronto ha riguardato anche la capacità del Vangelo di parlare alle nuove generazioni attraverso i social. Don Ambrogio ha ricordato di non costringere nessuno ad ascoltarlo e se centinaia di migliaia di giovani seguono i suoi contenuti, significa che esiste ancora un bisogno profondo di risposte. Dietro la ricerca della performance, del successo e dell’approvazione può riaffiorare una domanda sul senso della vita, sulla dimensione spirituale e su ciò che va oltre la materialità.
Nella parte finale sono arrivati anche due consigli rivolti ai più giovani. Siffredi ha poi consigliato ai ventenni di essere pienamente se stessi, senza imitare modelli costruiti da altri, valutando se il lavoro e le persone scelte siano davvero capaci di dare soddisfazione. Da don Ambrogio è arrivato invece l'invito ad avere pazienza, a non vivere la ricerca di una relazione come un’ossessione e a cercare qualcuno con cui condividere interessi e costruire un progetto nel tempo.
Abbiamo infine concluso chiedendo cosa fosse per loro l’amore e le risposte hanno mostrato ancora una volta due prospettive diverse ma meno lontane di quanto si potesse immaginare. Per Rocco l’amore è l’energia della vita, la famiglia, il lavoro e tutto ciò che permette di sentirsi realmente vivi. Don Ambrogio ha richiamato le diverse forme di amore della cultura greca: l’eros della passione, l’agape della compassione e la filia dell’amicizia profonda, quella per cui si è disposti a rinunciare a una parte di sé affinché l’altro possa vivere pienamente.
E questo probabilmente è il valore più importante emerso dal panel. Partendo da storie e visioni quasi opposte, il confronto è arrivato alla stessa esigenza di fondo. I giovani hanno bisogno di consapevolezza, dialogo, di modelli credibili e relazioni che non siano ridotte al consumo, alla prestazione o alla paura della solitudine. E crediamo che anche su temi così complessi si debba discutere e confrontarsi, anche e soprattutto nel contesto universitario, senza inutili censure.
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