Toscana, mense universitarie: da DSU scelte scellerate

Altro che un modello per le altre  regioni. La gestione della ristorazione universitaria in Toscana è un susseguirsi di errori e di orrori, come quelli a cui stanno pensando  per il prossimo futuro.

Per contenere le perdite, infatti, l'Azienda  per il Diritto allo Studio Universitario intende attuare due misure una più insensata dell'altra: la chiusura serale delle mense e un aumento del prezzo dei pasti. Con la prima si andrebbe a privare gli studenti dell'opportunità di cenare a prezzi ragionevoli, la seconda spingerà gli studenti a rivolgersi altrove, in quanto una minima differenza di prezzo sarà compensata dalla superiore qualità del cibo. Quindi diminuendo i ricavi, come già accaduto nel recente passato. Un effetto paradossale per i conti aziendali e dannoso per gli studenti. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

A dire che le scelte sono state e sono sbagliate sono i freddi numeri: nel 2024, ultimo anno di cui abbiamo i dati, degli oltre 115mila iscritti ai tre atenei della Toscana solo 55mila hanno mangiato almeno una volta a mensa. E il 61 per cento dei pasti serviti sono stati erogati ai borsisti. Un peggioramento figlio dell'aumento delle tariffe del 2023, che è andato a colpire in particolare gli studenti nella fascia ISEE intermedia. Studenti che a fronte di un prezzo più alto hanno inevitabilmente preso in considerazione le  alternative private. Un ulteriore ritocco di fatto inciderebbe minimamente sui ricavi - poiché buona parte dei pasti è erogata gratuitamente ai borsisti - ma che allontanerebbe dalle mense un'ulteriore quota di studenti paganti.

A peggiorare il quadro, l'ipotizzata chiusura serale delle mense universitarie: una decisione che andrebbe a ridurre i costi di gestione, ma danneggiando pesantemente gli studenti che usufruiscono del servizio, compresi quelli che usufruiscono di una borsa di studio, costringendoli a rivolgersi altrove. Non una scelta, ma un obbligo che lederebbe i principi base del diritto allo studio. Il servizio di ristorazione universitaria ha registrato dal 2019 all'anno scorso un calo consistente dei pasti erogati - oltre mezzo milione in meno - con un impatto economico peggiorato di circa un milione di euro, passando da 3,7 a 4,7 milioni di euro. Una cifra certo non irrisoria, ma che è irragionevole pensare di limitare sulla pelle degli studenti.

MATTEO ZOPPINI

Consigliere regionale della XII legislatura della Regione Toscana eletto nel collegio Firenze 2

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© 2025 Matteo Zoppini

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